Autoclavi a vapore saturo

11 Mag 2009

Presupposto essenziale per la sterilizzazione è che nella camera dell’autoclave sia presente il solo vapore saturo, per cui l’aria deve essere evacuata. Eventuali residui d’aria, non miscelandosi con il vapore introdotto, si compatterebbero formando delle sacche più o meno grandi e diversamente distribuite all’interno della camera di sterilizzazione. Lo strumento o la parte di esso che si dovesse trovare avvolto da una sacca d’aria non verrebbe sterilizzato. L’aria infatti cede calore molto più lentamente rispetto al vapore, per cui all’interno della sacca verrebbero a mancare i parametri per la sterilizzazione. Per dare un esempio, la sacca d’aria si può paragonare a ciò che avviene in una sterilizzatrice a secco (180°C-1 ora) per cui l’autoclave, gestendo temperature e tempi inferiori (es. 134°C-5 min.), non permetterebbe la sterilizzazione degli strumenti presenti all’interno della sacca d’aria.

In ordine di tempo e di prestazioni si sono sviluppate le seguenti tipologie di autoclavi a vapor saturo, oggi regolamentate dalla norma UNI EN 13060, Giugno 2004, pubblicata nel Marzo 2005.

AUTOCLAVI TERMODINAMICHE (CLASSE N)

Sono così definite perché l’evacuazione dell’aria della camera di sterilizzazione avviene per mezzo di un dispositivo termodinamico. Il dispositivo termodinamico funziona come una valvola. Rimane aperto quando viene attraversato dall’aria e si chiude quando viene raggiunto dal vapore, prodotto in camera di sterilizzazione, con il riscaldamento dell’acqua. Il programma di sterilizzazione di una autoclave termodinamica può essere così sintetizzato:

  • Camera acqua distillata in camera sterilizzazione, riscaldamento e produzione vapore
  • Il vapore “spinge” l’aria all’esterno della camera di sterilizzazione attraverso il dispositivo di sfiato D
  • Chiusura del dispositivo di sfiato quando inizia ad essere attraversato dal vapore
  • Aumento della pressione in camera fino al raggiungimento delle condizioni di sterilizzazione
  • Tempo di sterilizzazione, scarico vapore ed asciugatura

Durante la fase di sterilizzazione lo sfiato continuo crea una piccola e costante fuoriuscita di vapore che si trascina i residui d’aria. Il grosso limite di questo processo è dato dalla scarsa e non quantificabile evacuazione dell’aria. Infatti l’aria presente nei corpi cavi e porosi non viene estratta, ma anche piccole barriere come i materiali di imbusta mento la trattengono. Le autoclavi termodinamiche sono destinate alla sterilizzazione di soli strumenti imbustati (Classe N=naked, nudo)

AUTOCLAVI CON PREVUOTO (CLASSE S)

Nelle autoclavi con prevuoto l’aria viene estratta utilizzando una pompa del vuoto. Il processo prevede:

  • Aspirazione dell’aria presente nella camera di sterilizzazione, tramite la pompa del vuoto
  • Carico acqua, riscaldamento con produzione vapore fino alle condizioni di sterilizzazione
  • Tempo di sterilizzazione, scarico vapore ed asciugatura con immissione di aria filtrata dal filtro batteriologico

Le prestazioni di queste autoclavi sono sicuramente superiori alle autoclavi termodinamiche, ma non sufficienti a garantire la corretta evacuazione dell’aria e la conseguente penetrazione del vapore nei corpi cavi e porosi. L’autoclave con prevuoto è destinata alla sterilizzazione dello strumentario, imbustata o meno (Classe S=specific)

AUTOCLAVI VUOTO FRAZIONATO (CLASSE B)

Le autoclavi a vuoto frazionato utilizzano il principio di funzionamento delle autoclavi ospedaliere. Il programma di queste autoclavi si può riassumere in:

  • Spunti alternati di vuoto con successiva immissione di vapore. Gli spunti di vuoto richiesti sono minimo tre. Con questo metodo il vapore immesso smuove l’aria residua e pur non miscelandosi con essa, rende più semplice la sua evacuazione con lo spunto di vuoto successivo. Al termine del vuoto frazionato, nella camera rimarrà un residuo d’aria molto basso
  • Come per le autoclavi Classe S, il programma si completerà con il raggiungimento delle condizioni di sterilizzazione, fase di sterilizzazione, scarico vapore ed asciugatura con immissione di aria filtrata

Le autoclavi a vuoto frazionato (Classe B) sono definite performanti, proprio perché sono in grado di espellere l’aria dai corpi cavi e porosi e di permettere la corretta penetrazione del vapore. Sono quindi adatte alla sterilizzazione degli strumenti imbustati, manipoli e dei telini e camici. (Classe B=Big)

Un ulteriore approfondimento sulle autoclavi a vuoto frazionato, permette di riscontrare prestazioni tra loro diverse. Attualmente vengono proposti tre tipi di apparecchiature che si dividono in:

Autoclavi a vuoto frazionato con produzione diretta di vapore:

In queste autoclavi il vapore viene prodotto direttamente in camera di sterilizzazione, con il riscaldamento rapido dell’acqua, al termine di ogni spunto di vuoto. Il programma di sterilizzazione a 134°C, avviene in 50-60 min.

Autoclavi a vuoto frazionato con generatore di vapore:

Utilizzano un bollitore (generatore di vapore) dove l’acqua viene preriscaldata e trasformata in vapore pronto all’uso. Dopo ogni spunto di vuoto, in camera viene immesso il vapore prodotto nel generatore. Con questo metodo si diminuiscono i tempi, per cui il programma di sterilizzazione a 134°C, si svolge in 35-45 min.

Autoclavi a vuoto frazionato con generatore di vapore ed intercapedine:

Come le precedenti utilizzano un generatore di vapore che però è collegato ad una intercapedine, che come una camicia, avvolge tutta la camera di sterilizzazione. Il vapore prodotto riscalda e mantiene uniforme la temperatura all’interno della camera. Con questa tecnica la fase di vuoto frazionato è particolarmente rapida, per cui il programma di sterilizzazione completo a 134°C, si svolge in 25-30 min.


Sterilizzazione

11 Mag 2009

Il protocollo prevede per il trattamento degli strumenti ed accessori tre fasi:

  1. decontaminazione
  2. detersione
  3. disinfezione-sterilizzazione

1 Decontaminazioni strumenti ed accessori:

Obiettivo: gli interventi di decontaminazione hanno l’obiettivo di ridurre la carica microbica su strumenti e accessori, per prevenire la dispersione di decontaminanti nell’ambiente e per consentire condizioni più sicure a chi dovrà eseguire il successivo intervento di detersione, la decontaminazione è operazione da effettuarsi prima della detersione.

  • L’operazione dovrà indossare i dispositivi di protezione individuale (mascherina, occhiali e guanti di gomma)
  • Preparare la soluzione decontaminante secondo la scheda e il protocollo del prodotto (acido per acetico) disporla in idonea vaschetta con il coperchio
  • Immergere gli strumenti ed accessori (aperti e smontati) e lasciati a contatto con la soluzione per il tempo indicato dalla scheda tecnica del prodotto, avendo cura di mantenere la vaschetta coperta
  • Prelevare gli strumenti e accessori trattati, sciacquare e passare alla detersione
  • Procedere nella giornata, a seconda dei carichi di lavoro, all’eventuale bonifica del contenitore che deve essere svuotato, deterso, asciugato e rinnovata nella soluzione

2 Detersione strumenti ed accessori:

Obbiettivo: la detersione e lavaggio consiste nella rimozione e allontanamento dello sporco e dei microrganismi presente sugli strumenti e accessori, con conseguente riduzione della carica microbica. Il risultato di un intervento di detersione è condizionato da quattro variabili: azione meccanica (sfregamento), azione chimica (detergente), temperatura e durata dell’intervento. La detersione è procedura obbligatoria prima della disinfezione e sterilizzazione.

  • L’operazione dovrà indossare i dispositivi di protezione individuale (mascherina, occhiali e guanti di gomma)
  • Preparare la soluzione del prodotto detergente rispettando la scheda e il protocollo del prodotto (detergente enzimatico)
  • In idoneo contenitore immergere gli strumenti ed accessori (aperti e smontati) e lasciati a contatto con la soluzione per il tempo indicato dalla scheda tecnica del prodotto, avendo cura di mantenere la vaschetta coperta
  • Sfregare gli strumenti ed accessori con spazzolini e scovolini dedicati che, dopo l’uso, andranno lavati, disinfettati e lasciati asciugare
  • Procedere nella giornata all’eventuale bonifico del contenitore che deve essere svuotato, deterso, asciugato e rinnovato nella soluzione

3 Disinfezione e Sterilizzazione:

  • L’operazione dovrà indossare i dispositivi di protezione individuale (mascherina, occhiali e guanti anticalore)
  • Asciugare correttamente gli strumenti ed accessori
  • Imbustare e sigillare gli strumenti ed accessori
  • Predisporre gli strumenti ed accessori imbustati nelle apposite vaschette dell’autoclave
  • Attivare il ciclo di sterilizzazione in autoclave secondo le modalità e il protocollo descritto dalla casa costruttrice
  • Lasciare raffreddare gli strumenti e asportarli dall’autoclave

Viene apposta la data di sterilizzazione, sul retro delle buste, per tutti quegli strumenti che non hanno uso certo in un periodo temporale di 30 giorni. Le procedure di disinfezione chimica (disinfettanti) e fisica (autoclave) possono essere integrate

I prodotti riportati nel protocollo per la decontaminazione, la detersione e la disinfezione per gli strumenti ed accessori sono quelli attualmente in uso, ma potranno essere variati e sostituiti per esigenze procedurali o per adeguamenti a potenziali rischi chimici ove dimostrabili o d’approvvigionamento di mercati.


Aggiornamenti

3 Mag 2009

Possiamo finalmente ufficializzare l’attivazione di questo blog! Se siete qui vuol dire che avete notato il nuovo pulsante presente nella barra in alto del sito. Questo blog verrà utilizzato per restare costantemente informati su quello che accade e circonda lo shop-tattoo di Seregno. Vi esortiamo a lasciare i vostri commenti (le vostre risposte non necessitano di registrazione). Oltre a questo vi informiamo che le immagini sono state aggiornate con gli ultimi lavori fatti e abbiamo inserito una nuova categoria (Tradizionali). Per concludere sempre nel blog avrete la possibilità di visualizzare i link “preferiti” del nostro tatuatore ,che mi ha concesso la possibilità di inserire anche il mio 😉

Stay tuned


Tecniche di tatuaggio

2 Mag 2009

Gli Inuit usano degli aghi d’osso per far passare attraverso la pelle un filo coperto di fuliggine (la china, che artigianalmente e impropriamente si adopera per lo scopo è in fin dei conti una sospensione acquosa di fuliggine). Nelle zone oceaniche il tatuaggio viene eseguito tramite i denti di un pettine di osso che fermato all’estremità di una bacchetta, e battuto tramite un’altra bacchetta, forano la pelle introducendo il colore, ottenuto quest’ultimo dalla lavorazione della noce di cocco. I giapponesi, con la tecnica detta ‘TEBORI’, usano sottili aghi metallici e pigmenti di molti colori, ed introducono nella pelle sostanze di natura chimica diversa e di colore diverso. La tecnica giapponese prevede che gli aghi siano fatti entrare nella pelle obliquamente, con minor violenza, ma comunque in modo abbastanza doloroso. Il tatuaggio occidentale viene invece eseguito tramite una macchinetta elettrica, cui sono fissati degli aghi in numero vario a seconda dell’effetto desiderato; il movimento della macchinetta permette l’entrata degli aghi nella pelle, i quali depositano il pigmento nel derma. Infine, la tecnica americana (che è diventata la tecnica occidentale) che ricorre alla macchinetta elettrica ad aghi, determina sensazioni calde, vibranti, ma non dolorose. La componente della sofferenza segna una netta spaccatura tra il tatuaggio odierno, di stampo occidentale, e quello del passato, diffuso in Asia, Africa ed Oceania. In tali contesti l’esperienza del dolore (che da noi viene rifiutata: qui è richiesta solo la tecnica americana) è fondamentale, in quanto avvicina l’individuo alla morte e la sopportazione del dolore diventa esorcizzante nei confronti della stessa. Oltre all’esperienza del dolore, è indispensabile la perdita di sangue. Il sangue è l’indicatore per eccellenza della vita: spargere sangue, in modo controllato e ridotto, quando si esegue un tatuaggio, significa simulare una morte simbolica.

Fonte Wikipedia


Cura del tatuaggio

2 Mag 2009

Noi faremo del nostro meglio , ma una volta a casa sta a voi…

La prassi di guarigione per un tatuaggio consiste normalmente nell’applicazione di un bendaggio da rimuoversi dopo 2/3 ore per sciaquare (possibilmente con sapone neutro) eliminando il colore in eccesso. Da quel momento si consiglia di far prendere aria al tatuaggio (se questo non fosse possibile si consiglia di utilizzare un cotone 100%) e di coprirlo piu volte al giorno (3/4) con un sottilissimo velo di pomata lenitiva e protettiva (Bepanthenol). Dopo la prima settimana di Bepanthenol vi consigliamo di utilizzare una crema idratante (Nivea ad esempio) per tenere sempre “umido” il tattoo per evitare quindi di seccarsi. Il tatuaggio dev’essere lavato quotidianamente e guarisce completamente in 20-30 giorni. Durante la prima settimana è raccomandata generalmente l’astensione dall’esporsi ai raggi solari, dal praticare bagni in piscine pubbliche o in mare e dal rimuovere eventuali crosticine che posson venire a formarsi.

Fonte Wikipedia


Il tatuaggio: facciamo chiarezza

2 Mag 2009

Definizione: Il tatuaggio (dal polinesiano tatau) è sia una tecnica di decorazione (più spesso di pittura) corporale dell’uomo, sia la decorazione prodotta con tale tecnica . Tradizionalmente la decorazione è destinata a durare permanentemente, ma in tempi recenti sono state inventate tecniche per realizzare tatuaggi temporanei.

Nella sua forma più diffusa, la tecnica consiste nell’incidere la pelle ritardandone la cicatrizzazione con sostanze particolari (più precisamente è chiamata scarificazione) o nell’eseguire punture con l’introduzione di sostanze coloranti nelle ferite.

Il tatuaggio è stato impiegato presso moltissime culture, sia antiche che contemporanee, accompagnando l’uomo per gran parte della sua esistenza; a seconda degli ambiti in cui esso è radicato ha potuto rappresentare ad esempio sia una sorta di carta d’identità dell’individuo, che un rito di passaggio ad esempio all’età adulta.Tatuaggi terapeutici sono stati ritrovati sulla Mummia Otzi (ca. 3300 a.C.) ,altro ritrovamento con tatuaggi anche piuttosto complessi è quello dell'”uomo di Pazyryk” nell’ Asia centrale con complicati tatuaggi rappresentanti animali. Tra le civiltà antiche in cui si sviluppò il tatuaggio fu l’Egitto ma anche l’antica Roma, crocevia di civiltà, dove venne vietato dall’imperatore Costantino a seguito della sua conversione al cristianesimo (“Non vi farete incisioni nella carne per un defunto, ne vi farete tatuaggi addosso. Io sono il Signore” Levitico 19.28′). E’ peraltro da rilevare che, prima che il Cristianesimo divenisse religione lecita e, successivamente religione di Stato,molti cristiani si tuatuavano sulla pelle simboli religiosi per marcare la propria identità spirituale. E’ peraltro attestata nel Medioevo l’usanza dei pellegrini di tatuarsi con simboli religiosi dei Santuari visitati, particolarmente quello di Loreto. Fra i cristiani la pratica del tatuaggio é diffusa fra i copti monofisiti . Col tatuaggio i copti rimarcano la propria identità cristiana , i soggetti sono solitamente la croce copta, la natività ed il Santo Mar Corios , martirizzato sotto Diocleziano e rappresentato in sella ad un cavallo con un bambino ( Fonte : Terisa Green / Greg James ” L’arte del tatuaggio” Milano, ECO , pagine 79-80,152-153,194-195 ) La Religione ebraica vieta tutti i tatuaggi permanenti, come prescritto del Levitico (Vaikrà) (19, 28). In particolare, l’Ebraismo vieta ogni incisione accompagnata da una marca indelebile di inchiostro o di altro materiale che lasci una traccia permanente. Altri popoli che svilupparono propri stili e significati furono quelli legati alla sfera dell’Oceania, in cui ogni particolare zona nonostante, le similitudini, ha tratti caratteristici ben definiti. Famosi quelli Maori,ed inoltre fra i popoli del monte Hagen,giapponesi, cinesi, e gli Inuit anche se praticamente ogni popolazione aveva suoi caratteristici simboli e significati.

Fonte Wikipedia